Dove vanno gli "over…"? (Appunti presi in novembre)
E’ evidente che tutti i paesi del mondo stiano vivendo un periodo di straordinario fermento: si discute, ci si mobilita, si fanno rivoluzioni, si parla e soprattutto si partecipa a quanto sta succedendo.
Uno degli argomenti più discussi è l’incapacità di dominare o quanto meno di arginare la crisi finanziaria, ma c'è stata la primavera araba all'inizio dell'anno e nel 2012 avranno luogo le elezioni nei principali Paesi del mondo; e poi ci si confronta sulla credibilità dei Capi di Stato, ci si inchina a uno dei re dell'innovazione che se ne è andato… Finalmente, rinasce l'amore per la difesa della natura e forse ci si dimentica delle guerre in corso.
Nel nostro Paese siamo in piena ebollizione culturale e in conferenze, dibattiti, articoli sui giornali, e addirittura durante gli incontri al bar, si propongono soluzioni alla nostra crisi anche in modo fantasioso e magari poco concreto; ritengo comunque che sia molto utile lo sforzo in atto anche se gli analisti sostengono che le stesse idee continuano ad essere copiate o tutt’al più riformulate, e che c’è la tendenza a parlare di cultura della crescita nella convinzione di essere aggiornati.
A mio parere, con quello che succede nel nostro paese, con tutti i collegamenti internazionali che oggi si hanno, siamo in un momento degno di essere vissuto in maniera attiva. Possiamo attingere a un calderone d’infinite possibilità, che fanno tutte capo a un concetto appropriato ma forse abusato, la crisi: si parla infatti di crisi economica, culturale, relazionale, gestionale, di posizionamento, di gusto, elenco che può essere continuato ad libitum. In questo panorama siamo tutti convinti che è necessario uno sforzo per fare un passo in avanti.
In tutto questo bailamme si può individuare un comun denominatore che da sempre fa da contrappunto alle varie e diverse situazioni citate: ci sono troppi "over…" (the right age) che di fatto vengono valutati come freni alla crescita, all'innovazione, all'aggiornamento.
Il tema della presenza dei cosiddetti "over…" (e mi permetto di non indicare delle età) è sovente usato a guisa di capro espiatorio deputato a semplificare una discussione e a trovare comunque un accordo tra differenti interlocutori; item di critica che oggi più che mai trova spazio e condivisione.
Evidentemente questi benedetti "over…" hanno capacità straordinarie o sono dei miracolati o alla fin fine vanno bene per tutti (non foss'altro, appunto, come tema di discussione) perché li ritroviamo nei momenti o nei posti dove si prendono decisioni.
Senz'altro avranno modo di dominare la scena per evidenti capacità professionali, relazionali, di fascino o, meglio, di carisma. Però, se facciamo un attento esame, troviamo che questi "over…" da anni occupano le suddette posizioni e sono cresciuti in età e diventati inamovibili usque ad inferos. Oppure c'è tanta incapacità da parte di coloro che hanno la sindrome di avere un "over.." sempre davanti? E questo probabilmente anche per eccessivo rispetto o stanchezza o per manifesta carenza di idee.
Inoltre si dovrebbe tenere presente che molte volte l'utilizzo di un "over…" avviene perché garantisce il fatto che, essendo tale, occupa per un certo periodo di tempo una posizione o situazione senza dare fastidio, e, quindi, non si tratta di una manifesta superiorità dell' "over…" di cui si potrebbe fare a meno, ma di un suo utilizzo strategico talvolta con il gioco della dancing chair.
Alla fine questo argomento è diventato un luogo comune nella descrizione di tesi politiche, sociali o aziendali: quasi, addirittura, uno slogan: ma che distanza dagli slogan del maggio francese del mitico '68!
In occasione di un colloquio con un saggio personaggio di chiesa, questi mi ha fatto notare che ci sono tante condizioni per essere definito un "over..": dagli "over 18" che non sono già più adatti a certe discipline sportive, agli "over 70" che sono i numeri uno in un Paese, e tra questi in Italia possiamo annoverare Presidenti del Consiglio o della Repubblica , aggiungendovi anche il Santo Padre.
Concludendo questo avvio di discussione tra noi, sono convinto che tutti questi "over …", oltre alla sindrome di Peter Pan, hanno quasi tutti la sindrome di Cenerentola: in altri termini sanno che alla mezzanotte finisce tutto il gioco e ci si ritrova con una scarpina di cristallo.
Per evitare complicazioni io giro a piedi nudi!
Mariano Frey
Senior Partner
Presidente
Roland Berger Strategy Consultants Italy
Novembre 2011
Uno degli argomenti più discussi è l’incapacità di dominare o quanto meno di arginare la crisi finanziaria, ma c'è stata la primavera araba all'inizio dell'anno e nel 2012 avranno luogo le elezioni nei principali Paesi del mondo; e poi ci si confronta sulla credibilità dei Capi di Stato, ci si inchina a uno dei re dell'innovazione che se ne è andato… Finalmente, rinasce l'amore per la difesa della natura e forse ci si dimentica delle guerre in corso.
Nel nostro Paese siamo in piena ebollizione culturale e in conferenze, dibattiti, articoli sui giornali, e addirittura durante gli incontri al bar, si propongono soluzioni alla nostra crisi anche in modo fantasioso e magari poco concreto; ritengo comunque che sia molto utile lo sforzo in atto anche se gli analisti sostengono che le stesse idee continuano ad essere copiate o tutt’al più riformulate, e che c’è la tendenza a parlare di cultura della crescita nella convinzione di essere aggiornati.
A mio parere, con quello che succede nel nostro paese, con tutti i collegamenti internazionali che oggi si hanno, siamo in un momento degno di essere vissuto in maniera attiva. Possiamo attingere a un calderone d’infinite possibilità, che fanno tutte capo a un concetto appropriato ma forse abusato, la crisi: si parla infatti di crisi economica, culturale, relazionale, gestionale, di posizionamento, di gusto, elenco che può essere continuato ad libitum. In questo panorama siamo tutti convinti che è necessario uno sforzo per fare un passo in avanti.
In tutto questo bailamme si può individuare un comun denominatore che da sempre fa da contrappunto alle varie e diverse situazioni citate: ci sono troppi "over…" (the right age) che di fatto vengono valutati come freni alla crescita, all'innovazione, all'aggiornamento.
Il tema della presenza dei cosiddetti "over…" (e mi permetto di non indicare delle età) è sovente usato a guisa di capro espiatorio deputato a semplificare una discussione e a trovare comunque un accordo tra differenti interlocutori; item di critica che oggi più che mai trova spazio e condivisione.
Evidentemente questi benedetti "over…" hanno capacità straordinarie o sono dei miracolati o alla fin fine vanno bene per tutti (non foss'altro, appunto, come tema di discussione) perché li ritroviamo nei momenti o nei posti dove si prendono decisioni.
Senz'altro avranno modo di dominare la scena per evidenti capacità professionali, relazionali, di fascino o, meglio, di carisma. Però, se facciamo un attento esame, troviamo che questi "over…" da anni occupano le suddette posizioni e sono cresciuti in età e diventati inamovibili usque ad inferos. Oppure c'è tanta incapacità da parte di coloro che hanno la sindrome di avere un "over.." sempre davanti? E questo probabilmente anche per eccessivo rispetto o stanchezza o per manifesta carenza di idee.
Inoltre si dovrebbe tenere presente che molte volte l'utilizzo di un "over…" avviene perché garantisce il fatto che, essendo tale, occupa per un certo periodo di tempo una posizione o situazione senza dare fastidio, e, quindi, non si tratta di una manifesta superiorità dell' "over…" di cui si potrebbe fare a meno, ma di un suo utilizzo strategico talvolta con il gioco della dancing chair.
Alla fine questo argomento è diventato un luogo comune nella descrizione di tesi politiche, sociali o aziendali: quasi, addirittura, uno slogan: ma che distanza dagli slogan del maggio francese del mitico '68!
In occasione di un colloquio con un saggio personaggio di chiesa, questi mi ha fatto notare che ci sono tante condizioni per essere definito un "over..": dagli "over 18" che non sono già più adatti a certe discipline sportive, agli "over 70" che sono i numeri uno in un Paese, e tra questi in Italia possiamo annoverare Presidenti del Consiglio o della Repubblica , aggiungendovi anche il Santo Padre.
Concludendo questo avvio di discussione tra noi, sono convinto che tutti questi "over …", oltre alla sindrome di Peter Pan, hanno quasi tutti la sindrome di Cenerentola: in altri termini sanno che alla mezzanotte finisce tutto il gioco e ci si ritrova con una scarpina di cristallo.
Per evitare complicazioni io giro a piedi nudi!
Mariano Frey
Senior Partner
Presidente
Roland Berger Strategy Consultants Italy
Novembre 2011
