Il do diesis* di Roland nel "Nessun dorma" risveglia l'orgoglio della partnership
(*lo spartito della Turandot richiede il si)
Sabato 20 novembre intorno alle ore 18.00 si è conclusa la trattativa con Deloitte con un "NO" da parte dei partner convocati a Francoforte nel corso del meeting straordinario tenutosi a Villa Kennedy.
Io amo l'esoterismo e, secondo me, ci ha giocato anche il luogo che ricordava Kennedy e quando a Berlino disse "… ich bin ein Berliner…": qui i partner hanno detto "Wir sind ein Roland Berger Partner" e così vogliamo rimanere.
La maggioranza ha sfiorato l'unanimità dei voti e ha dimostrato come non mai l'orgoglio della propria appartenenza.
Noi partner sapevamo direttamente e indirettamente dell'interesse da parte di vari grandi player del settore dei servizi professionali verso la Roland Berger e di valutazioni fatte per una acquisizione. Anche nella comunicazione fatta da Roland Berger e Burkhard Schwenker a luglio, prima della nomina del nuovo Executive Committee poteva apparire qua e là che qualcuno "ci cercasse".
"… We are convinced that we constantly have to evaluate opportunities. We also believe that we can achieve huge progress independently. Any further growth and balance sheet progress will make us more attractive".
E quando siamo stati convocati a Francoforte per il meeting straordinario è stato chiaro a tutti che esisteva un'offerta concreta che dovevamo discutere insieme; la stampa internazionale indicava "talks with Deloitte".
Tutto questo ha causato, come naturale, scambi di idee, riunioni, ansie e il delinearsi di posizioni pro e contro l'operazione e soprattutto la voglia di capire la consistenza della proposta di Deloitte al di là dei fattori emozionali.
Ed eccoci a Francoforte: in questo contesto straordinario è stata esemplare la freddezza e la trasparenza di Martin Wittig nel presentare in dettaglio la struttura operativa e finanziaria della proposta, con i necessari riferimenti allo scenario del mercato della consulenza strategica.
Non voglio, ne è necessario che io entri nell'esame punto per punto di cosa saremmo diventati con l'acquisizione e la successiva fusione: semplicemente cambiavamo lavoro, mantenendo il nome e la vocazione di strategic consultants, ma … si trattava di una fusione tra non uguali e quindi un processo difficile, faticoso e rischioso per la nostra identità professionale (difficile come peraltro sono tutte le cose importanti).
E poi si alzò Roland Berger.
In pochi minuti ha analizzato la proposta, ha rivendicato l'iniziativa di avviare contatti con Deloitte e ha rilanciato il valore della nostra partnership indipendente, gli obiettivi che possono ancora essere raggiunti e ci ha chiamati a investire nella nostra società per rinforzare i presupposti della nostra crescita, dichiarandosi disponibile ad essere il primo a fare questo passo.
Come detto nel titolo, secondo me, un do diesis che ha avuto come risposta una lunga standing ovation.
Io faccio parte di questa partnership da più tempo di tutti, fatta eccezione ovviamente per il Fondatore, e conosco, o meglio posso interpretare, le ansie e i desideri dei partner e anche le preoccupazioni e l'impegno che c'è sempre stato per creare la Roland Berger Strategy Consultants.
Ritengo che questa soluzione sia ottimale al momento e che sia una dimostrazione ulteriore del nostro valore, non solo professionale ma anche di mercato.
Non è detto poi che non sia la Roland Berger ad andare sul mercato per fare acquisti.
Mariano Frey
Presidente e Senior Partner
Roland Berger Strategy Consultants Italy
Novembre 2010
