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"Ma gli aiuti statali non servono"

Il professor Roland Berger ha rilasciato un'intervista a Marika De Feo giornalista del CorriereEconomia il 15 dicembre scorso, affermando che gli aiuti di Stato non servono e che, dati gli elevati costi fissi, la strada giusta per uscire dalla crisi è quella delle alleanze.

"Questa crisi porterà a un consolidamento e ad alleanze non solo nell'auto, ma un po' in tutta l'industria" afferma il professor Roland Berger. Tuttavia" prosegue, "penso che sia forse un po' radicale affermare, come ha fatto l'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne, che resteranno solo sei gruppi dell'auto nel mondo. In quanto, a mio parere, sopravviverà più di un europeo, mentre sorgeranno altri produttori nei Paesi emergenti. Tuttavia gli europei devono capire che hanno costi fissi troppo alti, che si possono distribuire soltanto su volumi produttivi elevati. Quindi, le alleanze sono solo una delle alternative strategiche per superare la crisi, e se non bastano ci vogliono delle fusioni".

Giudica Fiat troppo piccola per sopravvivere?
"Questo vale per Fiat, come per molti altri produttori. E il fatto che Marchionne sia stato il primo a parlare del consolidamento del mercato significa che Fiat si sente forte abbastanza da assumere un ruolo attivo nelle eventuali alleanze. Perché la sua strategia delle cooperazioni mirate ha migliorato la realizzazione delle economie di scala. E Fiat non ha debiti, ha un risultato di bilancio buono ed è tecnicamente all'avanguardia; certo che se la crisi fosse arrivata fra due anni, Fiat sarebbe stata ancora più forte. Ma i concorrenti europei sono tutti indeboliti anche Bmw e Daimler. E molti dovranno scegliere per forza la strada di una fusione. Ma per Fiat questa strada non è un obbligo bensì una facoltà.

È giusto sovvenzionare l'industria americana?
"No, perché gli aiuti distorcono la concorrenza. Invece, dovrebbe decidere il mercato chi è in grado di sopravvivere. E in America le sovvenzioni coprono semplicemente gli errori del passato, ma non sviluppano un'industria dell'auto efficiente. Mancano dei modelli di auto adatti al mercato, un buon management, in grado di sviluppare strategie di lungo periodo: ci vuole tempo. Ma ora le sovvenzioni sono state concesse. E sono troppo limitate: basteranno solo per un paio di mesi. Di modo che, forse, si deve attendere un nuovo pacchetto di aiuti da parte del nuovo presidente Obama".

Quindi l'Europa non dovrebbe imitare gli Usa?
"L'unione europea dovrebbe essere molto cauta e l'industria dell'auto europea può risanarsi anche da sola. Se mai i Paesi membri potrebbero contribuire a finanziare il consolidamento".

Ma non teme un effetto domino per tutta l'industria, anche dei fornitori?
"Anche questi ultimi devono ridurre le capacità di produzione e i loro costi. Alcuni spariranno, e molti, Continental e Schaeffler, si fonderanno".

Nel frattempo, quale cura prescrive all'auto made in Germany?
"I produttori hanno già iniziato a prendere provvedimenti, hanno tagliato i costi e stanno riducendo le capacità produttive. Ora devono capire quali produttori sopravviveranno da soli e quali devono fondersi nel lungo termine. E se sarà necessario dislocare la produzione in paesi a basso costo, come l'Europa dell'Est o l'Asia".

E se alcuni Stati della Ue decidessero di aiutare comunque i loro produttori?
"Per questo è urgente che l'Europa decida come procedere. Ed è importante che si trovi una soluzione comune, europea, e che i singoli governi non procedano in ordine sparso. Perché, ad esempio, se i francesi sovvenzionano l'industria, ma i tedeschi e gli italiani non prendono misure analoghe, sorgono distorsioni della competitività, che costringono i produttori, anche quelli destinati a sopravvivere, perché produttori di grandi volumi, come Volkswagen, a tagli ancora maggiori della sovrapproduzione.
Jan 15, 2009
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