• Alumni  
  • Sitemap
  • Other websites
 
ITALY
 
 

Banda larga: Italia e Telecom Italia unite da un progetto Paese

Avviare investimenti nell'infrastruttura di una rete a banda larga per favorire la ripresa della crescita economica in una fase di crisi mondiale recessiva non è un'opzione. E' un’urgente necessità per tutti i paesi europei.

Nella relazione annuale per il 2008, il presidente dell’Autorità nazionale per le garanzie nelle comunicazioni ha calcolato un potenziale di incremento annuo del Pil italiano dell’1,5%-2% per venti anni se il Paese si doterà rapidamente di una rete a banda larga, concludendo che le reti di nuova generazione non sono decisive esclusivamente per il settore dell'ICT propriamente detto (Information Communication & Technology) ma hanno un effetto strategico e traente per l’intero sistema economico nazionale.

Negli ultimi tre anni le connessioni broadband in Europa sono cresciute significativamente raggiungendo circa il 24% di penetrazione delle famiglie; si passa da valori di quasi circa l'80% per nazioni quali la Danimarca e l'Olanda (nazioni di piccola superficie) fino a circa il 25% per UK, Francia e Germania (comparabili all'Italia in termini di PIL e di superficie).
In Italia, invece, il tasso di penetrazione broadband è del 18%; un dato che non dipende esclusivamente dalla peculiarità ad "ampia superficie" del Paese. Non è solo cioè un problema di capacità di trasporto che varia di quasi due ordini di grandezza tra aree cittadine/metropolitane (dove si hanno velocità di trasmissione dati dai 20 ai 50 Mbit/secondo) ed aree periferiche/rurali ( caratterizzate solo da alcune centinaia di Kbit/secondo): l'Italia deve infatti colmare anche il proprio divario rispetto agli altri Paesi europei in termini di alfabetizzazione informatica (solo il 53% delle famiglie possiede un computer contro il 68% della media dell’Ue a 15 Paesi) e di investimenti in Information Technology delle aziende (il 40% in meno rispetto alla media Ue).

In realtà, il dovere "incrementare il "broadband" è questione aperta in tutto il mondo industrializzato: è scontato che per la realizzazione di un'infrastruttura a larga banda sono necessari investimenti rilevanti; si pensi al Giappone, in cui il Governo ha previsto un investimento di 50 miliardi di dollari per cablare con la fibra ottica il paese.

Negli Stati Uniti il processo si muove sulla spinta della competizione tra operatori di telecomunicazioni e tv via cavo grazie anche ad un assetto normativo favorevole che garantisce ritorni certi sugli investimenti.
In Europa il quadro è variegato ma i principali operatori nazionali, da Deutsche Telecom a France Telecom a Telefonica, hanno avviato i rispettivi piani di sviluppo della banda larga. Nella medesima direzione si è mossa Telecom Italia pianificando nel decennio 2007-2016 investimenti per 10,4 miliardi di euro sulle reti.

La sfida è imponente e i passi da compiere richiedono uno sforzo collettivo dei sistemi-Paese per ottenere ricadute industriali e crescita economica a fronte degli investimenti necessari.

L'infrastruttura di alta velocità nella trasmissione dei dati attraverso una nuova rete da progettare, realizzare ed installare, merita di essere approcciata come un grande ed unico progetto di interesse nazionale, semplificando i processi autorizzativi per la posa della fibra ottica, stipulando contratti di programma con gli enti locali, cercando soluzioni per includere le aree meno popolate o sviluppate del Paese. Soprattutto questo progetto necessita di un quadro regolatorio che tenga conto di un contesto completamente diverso rispetto a quello della rete di prima generazione prevalentemente in rame, in uso attualmente.

Oltre a questo quadro regolatorio è necessaria una strategia normativa incentivante che renda certi i ritorni sugli investimenti e possa stimolare le aziende del settore a lanciarsi nella sfida, facendo così coincidere l’interesse dei portatori di capitale e dei portatori di interesse, con quello dei cittadini utenti, delle aziende e del sistema Italia più in generale.

Per la realizzazione di un progetto di questa portata, accanto al coinvolgimento dei maggiori operatori telefonici, occorre assegnare un ruolo di guida all'incumbent assicurando adeguatamente il ritorno economico sugli investimenti di capitale e di conoscenza già sostenuti e da sostenere.
Immagino un'iniziativa di alto profilo industriale promossa e in parte sostenuta dal governo che, attraverso una precisa "formula imprenditoriale", consenta di massimizzare le ricadute industriali, di valorizzare tutto il capitale di competenza tecnologica ed esperienza di mercato Telecom Italia e di coinvolgere gli altri operatori e fornitori di tecnologia ripartendo i ritorni in funzione dei contributi industriali e di capitale di ciascuno.

Anche in un momento in cui la liquidità e' quasi congelata ed il credito è meno accessibile, un progetto-Paese di alto profilo industriale per la realizzazione dell'infrastruttura in banda larga in Italia potrebbe attrarre capitali oggi congelati, purché messo in sicurezza dal punto di vista dei ritorni, delle regole di ingaggio dei soggetti industriali e delle parti terze coinvolte, da una regolamentazione ad hoc per facilitare l'interfaccia con le amministrazioni locali oltre che dal ruolo guida di Telecom Italia nella progettazione e nell'esecuzione.

Le opportunità che si apriranno per l’intera filiera del settore saranno numerose e riguarderanno la fornitura di elettricità per la ricarica delle batterie in case private, la creazione di stazioni pubbliche di ricarica e sostituzione delle batterie, i servizi a valore aggiunto di gestione del cliente, etc…

Per gli operatori, dai produttori automobilistici, ai fornitori di servizi, dai Comuni ai fornitori di infrastrutture, dalle utility ai finanziatori, il tempo per trovare risposte alle molte questioni che una simile rivoluzione sta per aprire, è già arrivato.

Occorre cominciare a chiedersi infatti, anche in Italia, con che velocità avverrà la sostituzione; da quali aree geografiche inizierà; quali saranno le conseguenze per la mobilità sostenibile; chi saranno i primi utenti, quali caratteristiche e profilo avranno, come catturarne gli interessi e rispondere alle loro esigenze; quale area della catena del valore presidiare e con che modalità; quale modello di business adottare; quali decisioni prendere rapidamente per avvantaggiarsi rispetto ai competitor. Domande che necessitano di risposte tanto rapide quanto precise. E preziose.
Jan 15, 2009
Top

More news