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ITALY
 
 

Carta moneta, un addio necessario ma complesso

Costano, sono scomode e meno sicure perché portandole sempre addosso il rischio di smarrirle o di attirare qualche malintenzionato è sempre dietro l’angolo. Eppure in Italia le banconote restano ancora di gran lunga il principale strumento di pagamento. Ma il futuro, nonostante le resistenze degli italiani, è ad immagine e somiglianza dei pagamenti elettronici. Quanto vicino sia questo futuro però, dipende dalle istituzioni, dalle banche e dai circuiti.

Un recente studio di Roland Berger fotografa la situazione attuale nel nostro Paese rispetto agli altri Stati d’Europa. Ogni italiano effettua mediamente circa 50 pagamenti all'anno non-cash, rispetto a medie in altri paesi Europei tipicamente sopra i 100. Anche con gli assegni, il cui utilizzo è in generale in declino, l'Italia è sotto la media europea: se ne utilizzano circa 8 per abitante all'anno, rispetto alla media di 13 in Europa (media che include tuttavia paesi, come Francia e UK, nei quali gli assegni sono ancora molto utilizzati).

Anche le carte di pagamento sono meno diffuse in Italia (mediamente si hanno 1,2 carte per abitante), che nel resto d’Europa (dove la media per abitante è di 1,7). Gli italiani poi le utilizzano anche con minor frequenza: circa 20 transazioni all'anno per carta rispetto alle 45 in Europa e per importi mediamente più bassi, nonostante una elevata diffusione di POS ed ATM (i POS in Italia sono 2 ogni 100 abitanti, più degli 1,5 in Europa; gli ATM sono 0,7 per abitante in Italia e 0,8 in Europa).

Dati difficili da interpretare se si pensa che per le banche consentire di effettuare dei bonifici, magari verso altri paesi o offrire la domiciliazione del pagamento delle utenze per energie elettrica, gas, ecc.. rappresenta un’attività core quanto la tipica attività di intermediazione.

Perché i pagamenti elettronici convengono
Il potenziale in Europa, ed ancor più in Italia, di sostituzione dei pagamenti cash con pagamenti effettuati con strumenti elettronici che offrono significativi benefici in termini economici è dunque molto elevato. I costi legati al cash sono consistenti: si pensi, ad esempio, alla produzione e distribuzione di banconote e monete, all'handling e custodia in sicurezza del denaro contante. Mentre i pagamenti non-cash elettronici sono resi possibili da sistemi e procedure IT interne alle banche e standard di comunicazione ed infrastrutture interbancarie e possono godere di significative economie di scala.

Trend e nuovo quadro regolatorio
I volumi di transazioni elettroniche in Europa stanno crescendo comunque nel complesso ad un ritmo superione al 10% annuo, con alcuni mercati dell'Europa orientale che mostrano tassi oltre il 25%. Ad incidere in negativo o in positivo sono il livello di attività economica, la crescita della popolazione, il consolidamento dell'industria bancaria, la crescente varietà di metodi e luoghi virtuali di pagamento elettronici disponibili (ad esempio internet, POS, ATM), il calo dei costi per transazione (inclusi oneri interbancari/interchange fees e processing), le abitudini di spesa dei consumatori, etc. L'analisi storica del ciclo economico mostra una certa resilienza dei volumi di transazioni elettroniche durante le diverse fasi dei ciclo economico e, ad esempio analizzando i casi USA e UK, evidenzia che anche durante le crisi i volumi di transazioni elettroniche tendono a crescere, seppur a tassi di sviluppo minori.

E a contribuire alla diffusione dei pagamenti non-cash sono intervenute di recente anche diverse iniziative regolatorie a livello europeo che mirano all'apertura dei mercati domestici verso una prospettiva di mercato unico Europeo a favore di consumatori ed imprese. L’effetto di tali normative sarà quello di favorire tra l’altro anche il consolidamento dell'industria dei third party processors che accentra le attività interbancarie e le attività esternalizzate dalle banche.

Tra queste meritano di essere ricordate la SEPA (Single Euro Payment Area), che è la maggior iniziativa di autoregolamentazione promossa dall'European Payment Council (EPC) e seguita dalla UE. Essa ha come obiettivo l'armonizzazione degli strumenti di pagamento più diffusi: effettuare un bonifico o incasso, o utilizzare una carta di pagamento a livello domestico piuttosto che transfrontaliero in Europa, deve essere una attività analoga per la banche dell'Unione e, di conseguenza, per cittadini ed imprese. Da gennaio 2008, in particolare, sono disponibili i bonifici nello standard SEPA.

Così come risulta rilevante, sempre nell'ambito della regulation, la Payment Services Directive (PSD): si tratta di una direttiva emanata dalle UE nel dicembre 2007 e che dovrà essere recepita dagli Stati Membri entro novembre 2009. Essa impone un quadro normativo innovativo nell'ambito dei pagamenti e mira al raggiungimento di una serie di obiettivi a favore dei consumatori, come l'armonizzazione dei tempi di esecuzione dei bonifici, delle responsabilità e condizioni, ecc. Istituisce inoltre le "payment istitutions" che non devono sottostare ai vincoli patrimoniali e di sorveglianza tipici delle banche, e rappresentano un elemento di propulsione della competizione nell'area dei pagamenti.

Ma per rendere sempre più diffuse le transazioni elettroniche servono anche iniziative da parte delle banche, dei circuiti e processor attivi nel mercato dei pagamenti e delle Istituzioni Europee.

Le istituzioni Europee in particolare sono chiamate a definire chiare deadline per accelerare il passaggio alla SEPA, spingendo la PA, per la sua pervasività e importanza sul totale dei pagamenti, a fare da "apripista" e catalizzatore del cambiamento e facilitando lo sviluppo dell'e-invoicing per le imprese.

Le banche dovranno invece definire una nuova strategia ad ampio raggio sui pagamenti, che tenga conto della evoluzione del contesto normativo e competitivo, sia nei confronti dei clienti individuali che delle imprese. Un compito reso necessario anche dall’urgenza di fronteggiare le sfide derivanti dai nuovi players (le "payment istitutions") che mireranno a sfruttare nuovi strumenti e tecnologie (ad esempio m-payments, contact-less payments, e-invoicing ecc.) e che richiederà di sviluppare la capacità di anticipare i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori e nelle pratiche delle imprese che ne potranno scaturire.

Quanto ai circuiti ed ai processor, dovranno saper sfruttare le opportunità derivanti dal cambiamento, in particolare relativamente al mercato Europeo di riferimento e agli impatti su banche, investimenti e nuove infrastrutture spinte dall'evoluzione del quadro normativo, e alle nuove tecnologie e strumenti che potenzialmente aumenteranno in misura importante i volumi di pagamento elettronici.

Stefano De Paolis
Roland Berger Strategy Consultants Italy
Mar 15, 2009
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